Coppa del Mondo, seminari ed esami IKYF (Parigi 10-28 luglio 2014)

Makiwara Sharei

Dal 10 al 28 luglio si è svolta a Parigi la seconda edizione della Coppa del Mondo di Kyudo, la terza edizione del Seminario Internazionale della International Kyudo Federation e gli esami della All Nippon Kyudo Federation. L’evento è stato organizzato dalla International Kyudo Federation e ospitato dalla FFKT (Fédération française de Kyudo traditionnel). Il dojo è stato allestito nel centro sportivo universitario C.R.O.U.S. di Parigi. In questa stessa struttura si sono già svolti negli scorsi anni gli esami dan del 2011, il seminario IKYF europeo del 2012 e, sempre nel 2012, il First World Kyudo Enbu Kai (evento dimostrativo di preparazione al campionato del mondo).

I Maestri presenti erano:

  • Takeo ISHIKAWA, Hanshi Nana Dan, Presidente della International Kyudo Federation e della All Nippon Kyudo Federation, responsabile della commissione d’esame Nazionale della ANKF.
  • Hiroshi OKAZAKI, Hanshi Hachi Dan, direttore della International Kyudo Federation, consigliere della All Nippon Kyudo Federation, responsabile della commissione d’esame Nazionale della ANKF, istruttore nazionale della All Nippon Kyudo Federation.
  • Terumi AKIYAMA, Hanshi Hachi Dan, membro della commissione d’esame nazionale ANKF, istruttore nazionale della All Nippon Kyudo Federation.
  • Yoshimitsu USAMI, Hanshi Hachi Dan, direttore della International Kyudo Federation e della All Nippon Kyudo Federation, istruttore nazionale della All Nippon Kyudo Federation.
  • Kiyoshi KUBOTA, Hanshi Hachi Dan, consigliere della All Nippon Kyudo Federation, membro della commissione d’esame nazionale ANKF, istruttore nazionale della All Nippon Kyudo Federation.
  • Izuru KATO, Hanshi Hachi Dan, direttore della International Kyudo Federation, direttore della International Kyudo Federation e della All Nippon Kyudo Federation, istruttore nazionale della All Nippon Kyudo Federation.

Seconda Coppa del Mondo di Kyudo

Si sono disputati sia il Taikai a squadre che quello individuale. Entrambi prevedevano una fase eliminatoria e una fase finale. Nella fase eliminatoria ogni squadra, composta da tre persone, ha tirato dodici frecce. Le otto squadre che hanno ottenuto il miglior punteggio hanno avuto accesso alla fase finale. La squadra italiana (composta da Mauro Ercolani, Antonio Renzo e Pasquale Faccia)  ha mancato per un soffio la qualificazione classificandosi al nono posto.

La fase finale prevedeva degli scontri diretti. La prima classificata nella fase eliminatoria ha incontrato l’ultima, la seconda la penultima e così via. La medaglia d’oro è andata al Giappone (Yoshida Nozomu, Iiyama Yusuke, Omori Akito), la medaglia d’argento alla Francia (Dupont Michel, Ladron del Guevara Nicolas, Stalder Patricia) mentre la Germania si è aggiudicata il bronzo.

Nella gara individuale era necessario mettere a segno almeno tre centri su quattro frecce per poter accedere alla fase finale. Un Kyudojin italiano, Luca Lucchesi, si è qualificato mettendo a segno un Kaichu (4 mato colpiti su quattro frecce).

La fase finale in questo caso prevedeva la formula Izume-Kyosha (tirare fino a quando il bersaglio non viene mancato). I Kyudojin sono entrati a turno nello Shajo e hanno tirato una freccia. Chi ha mancato ol bersaglio è stato eliminato mentre chi ha colpito ha tirato una seconda freccia e così via fino a quando non è rimasto un solo arciere.

L’evento ha avuto un ottimo successo e sia la gara a squadre che quella individuale si sono rivelate avvincenti.

Classifica finale gara individuale Mudan-Sandan

Nome Paese Dan
1 Nagy Akos Ungheria Shodan
2 Prata Igor Brasile Nidan
3 Rosaz Isabelle Francia Nidan

Classifica finale gara individuale Yondan-Godan

Nome Paese Dan
1 Miyahara Ryouhei Giappone Godan
2 Mabuchi Nobuyoki Giappone Yondan
3 Gasser Pierre Francia Yondan

Nel corso della cerimonia di chiusura é stato infine annunciato che la prossima edizione dei campionati del mondo di Kyudo si scolgerà in Giappone nel 2018.

Classifica finale gara individuale Shogo

Nome Paese Dan
1 Fujino Sayuri Giappone Kyoushi Nana dan
2 Hiranaka Yumiko Giappone Kyoushi Roku dan
3 Inarra Dominique Francia Renshi Go dan

Terzo seminario internazionale della International Kyudo Federation

Per quanto riguarda i seminari quest’anno è stata adottata una nuova formula. Sono infatti stati suddivisi per lingua. Ciò ha agevolato la traduzione degli insegnamenti dei Sensei dal giapponese.

  • 10-13/07/2014: Seminario B (Nidan e Sandan) e Seminario C (Mudan e Shodan) – lingua inglese
  • 15-18/07/2014: Seminario A (Yondan, Godan e Shogo)
  • 21-24/07/2014: Seminario B (Nidan e Sandan) e Seminario C (Mudan e Shodan) – lingua francese
  • 25-28/07/2014: Seminario B (Nidan e Sandan) e Seminario C (Mudan e Shodan) – lingua tedesca

Sessione speciade d’esame All Nippon Kyudo Federation

Ciascun seminario è stato seguito dall’esame. Per quanto riguarda i partecipanti italiani particolarmente rilevante è stato il risultato di Riccardo Garbini che ha ottenuto il titolo di Renshi. Hanno superato l’esame anche Antonio Renzo (Sandan), Daniele Minelli (Nidan), Luca De Nigro (Nidan), Alessio Righini (Shodan), Rosalia Giovanniello (Shodan), Andrea Moriconi  (Shodan). Congratulazioni a tutti i promossi.

FacebookTwitterGoogle GmailCondividi

Il Dojobiraki del nuovo Kyudojo nazionale francese a Noisiel

Dojobiraki del nuovo Kyudojo nazionale francese a Noisiel
A Noisiel, località a circa 20 km di distanza da Parigi, sorge il nuovo Kyudojo centrale della Federazione Francese di Kyudo Tradizionale (FFKT). Il 23 giugno scorso si è svolta la cerimonia di inaugurazione ufficiale (Dojobiraki), presieduta da Sua Altezza Imperiale la Principessa Takamado, e dal Presidente della International Kyudo Federation, Ishikawa Takeo sensei (Hanshi, 9° dan).
L’Associazione Italiana Kyudo è stata rappresentata da Giorgio Lucchesi, Renshi, 6° dan.
Ishikawa Takeo sensei ha eseguito il tiro cerimoniale a Makiwara (Makiwara Jarei), seguito dallo Yawatashi di Claude Luzet sensei, Kyoshi, 6° dan, e da Hitotsumato Sharei di Laurence Oriou sensei (Kyoshi, 6° dan), Charle-Louis Oriou sensei (Kyoshi, 6° dan) e del nostro Giorgio Lucchesi.
Un altro kyudojin italiano presente era Pasquale Minardi, Preside dell’Accademia Romana Placido Procesi.

Incontro di Primavera dell’Associazione Italiana per il Kyudo (17-18 maggio 2014)

Incontro AIK 2014 di Primavera

Nel fine settimana del 17 e 18 maggio 2014 si è tenuto l’Incontro di Primavera dell’Associazione Italiana per il Kyudo. L’evento si è svolto nel Shun Pu Kan Kyudojo di Bareggio (MI) e l’organizzazione è stata ottimamente curata dal Kouzen Kyudo Club. Hanno partecipato all’evento rappresentanti di gran parte dei gruppi attivi in Italia e il numero dei kyudojin presenti è risultato in aumento rispetto alle passate edizioni.

La giornata di sabato, dopo il consueto saluto di apertura e l’esecuzione di alcuni tiri liberi, è stata dedicata allo studio del Taihai della All Nippon Kyudo Federation, sia eseguito con i tempi d’esame che con quelli da gara. Ad assistere e fornire preziose indicazioni sulla corretta esecuzione del Taihai sono stati i tre Shogo presenti all’evento: Pasquale Faccia (Renshi 6° dan, Presidente dell’Associazione Italiana per il Kyudo), Mauro Ercolani (Renshi 5° dan) e Santo Elici (Renshi 5° dan).

La domenica mattina si è aperta con l’annuncio da parte del Presidente, dopo il Rei di apertura, di due importanti iniziative che vedranno la luce nel prossimo futuro.

La prima è l’istituzione di un Taikai Nazionale dell’Associazione Italiana per il Kyudo. Al momento, sebbene si svolgano diverse gare sul territorio nazionale, non esiste un evento ufficiale A.I.K. di questo tipo in Italia.

La seconda iniziativa è il progetto di traduzione in lingua italiana, sotto l’egida dell’AIK, del primo volume del Kyudo Manual della All Nippon Kyudo Federation. Tale traduzione, che costituirà un utile strumento di studio, è intesa come un supporto alle uniche due edizioni ufficiali, la giapponese e l’inglese, e per questo motivo sarà fatta circolare, ad uso interno, nell’ambito dei soli membri dell’AIK.

Nel corso della mattinata si è svolto un Taikai dimostrativo di preparazione all’ormai prossimo Campionato del Mondo di Kyudo che si svolgerà a Parigi il 19 e 20 luglio di quest’anno. Tra i partecipanti era presente anche la squadra che rappresenterà l’Italia in questo evento e che ha ottenuto il punteggio più alto.

In chiusura si sono svolte due cerimonie. La prima ad essere eseguita, da alcuni rappresentanti dei gruppi presenti, è stata quella della scuola Heki Ryu Insai Ha. A seguire i tre Shogo presenti hanno eseguito un Hitotsu Mato Sharei.

EKF Newsletter

EKF Newsletter

La European Kyudo Federation ha recentemente avviato un’interessante iniziativa: la pubblicazione di una newsletter periodica contenente informazioni sul Kyudo europeo. Sul sito della EKF è possibile scaricare il primo numero in formato pdf. Questi gli argomenti trattati:

  1. Storia della EKF
  2. EKF Shogo Benkyokai
  3. Shogo in Europe
  4. Kyudojo Nazionale di Noisiel (FR)
  5. Prossimi eventi
  6. Ruolo della EKF
  7. Contatti della EKF

La newsletter è scaricabile da questo indirizzo

Incontro di studio e Taikai di selezione per Parigi 2014 (16-17 novembre 2013)

Incontro di studio e Taikai di selezione per Parigi 2014

Il 16 e 17 novembre 2013 a Nepi (VT), nella bellissima cornice del Waseikan Kyudojo, kyudojin provenienti da tutta Italia hanno preso parte all’incontro di studio e al taikai di selezione per la Coppa del Mondo di Kyudo in programma per il 19 e 20 luglio 2014 a Parigi. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Italiana per il Kyudo e ospitato dall’Accademia Romana Placido Procesi per il Kyudo e lo Iaido.

Il sabato mattina, dopo alcune frecce di tiro libero, è iniziato lo studio del Taihai d’esame (Shinsa). Dopo una breve interruzione per il pranzo, il pomeriggio è stato dedicato allo studio del Taihai con i tempi da gara (Taikai).

Il giorno successivo si è disputato il Taikai di selezione per la Coppa del Mondo di Kyudo. I partecipanti alla selezione erano in totale dieci. Oltre al gruppo che ha ospitato l’evento, gli altri gruppi rappresentati sono stati: Il Giardino di Rocce (Palermo), Associazione Kyudo Vento di Primavera (Milano), Kouzen Kyudo Club (Milano), Roma Kyudo Kyokai e Torino Kyudokai.

La gara si è svolta su un totale di 12 frecce. Il maggior numero di Mato colpiti è stato totalizzato da Antonio Renzo (Associazione Kyudo Vento di Primavera) con 10 centri. Al secondo e terzo posto si sono classificati rispettivamente Mauro Ercolani (9 centri) e Pasquale Faccia (7 centri), entrambi dell’Accademia Romana Placido Procesi. Saranno questi tre arcieri a rappresentare l’Italia alla prossima edizione della Coppa del Mondo di Kyudo.

L’evento si è svolto in un ottimo clima di amicizia e cordialità e con la perfetta organizzazione curata dal gruppo che ha ospitato l’evento.

All’apertura dell’incontro, dopo i saluti e il benvenuto ai partecipanti da parte del Preside dell’Accademia Romana Placido Procesi, il Presidente dell’Associazione Italiana per il Kyudo ha tenuto il discorso introduttivo che qui si riporta in sintesi:

____________________________________________

Come Presidente dell’Associazione Italiana per il Kyudo vi do il benvenuto a queste due giornate di pratica insieme.

Desidero innanzitutto ringraziare il Preside dell’Accademia Romana Placido Procesi per aver accettato di ospitare questo evento nel Waseikan Kyudojo.

Ringrazio poi tutti i partecipanti, e specialmente coloro che hanno affrontato il viaggio da lontano per un evento tutto sommato molto breve.

Voglio infine esprimere il mio apprezzamento anche per coloro che, pur non essendo qui venuti, hanno comunque manifestato il loro interesse segnalando una preferenza per le possibili date di queste due giornate, e che non hanno potuto partecipare perché indisponibili in questo fine settimana. Ritengo particolarmente importante questo interesse, perché dimostra che l’AIK è viva e che si presta comunque attenzione alle sue iniziative. Ciò fa ben sperare per il futuro. Il mio auspicio, infatti, è che si possa superare la situazione assai singolare del Kyudo italiano.

La situazione singolare sta nei numeri: su 17 tra soci e gruppi affiliati, sono 6 i gruppi presenti. In percentuale è circa il 35 per cento, assai meno della metà. È possibile constatare che quella italiana è l’unica associazione nazionale di Kyudo al mondo in cui più della metà dei singoli gruppi, pur facendo parte dell’associazione, non partecipa ai suoi eventi. Una buona metà, inoltre, non dà neanche “segni di vita”, ovvero neanche comunica la propria impossibilità a partecipare, anche magari con un solo membro.

Intendo chiarire subito che qui non si tratta della vecchia e stantia questione “shomen/shamen”. È un problema ormai trasversale che investe tutti gli stili e tutti gli orientamenti. Questo problema, a mio avviso, al di là delle motivazioni e dei possibili pretesti, rivela solo il perdurare di una mentalità che definisco “provinciale”. Siamo tanto attaccati ai nostri caratteri distintivi, al nostro orientamento, al nostro stile, da diventare “più realisti del re”. Abbiamo difficoltà a ragionare ed operare in termini di organismo, e preferiamo considerarci cellule a se stanti. Abbiamo difficoltà a concepire qualcosa di unitario che sia un valore aggiunto al nostro carattere particolare, senza per questo annullarlo.

Per questo un evento del genere assume un’importanza straordinaria, poiché il lavoro che stiamo facendo è destinato a produrre frutti assai positivi nel futuro. E ribadisco che le posizioni e movimenti che studieremo e praticheremo oggi e domani non sono destinati a sostituire le particolarità dello stile di appartenenza, ma ad esse si affiancano. Affiancare è diverso da sostituire. Il loro valore sta nel fatto che essi ci permettono di praticare insieme, indipendentemente dallo stile e dall’orientamento di ciascuno di noi. E praticando insieme in questo modo, saremo meno cellule a se stanti, e più organismo vivente. Come presidente dell’AIK, in ogni evento continuerò a ribadire questo concetto non teorico, non ideologico, ma puramente pratico e operativo.

In questo lavoro tengo a sottolineare che come Associazione italiana abbiamo tutto il supporto e tutto il favore degli organismi internazionali: dalla Federazione internazionale alla Federazione europea fino alle singole federazioni nazionali, come ci è stato confermato in occasione del Benkyokai per gli Shogo europei, che si è recentemente svolto in questo dojo.

Per concludere, invito tutti a fare riferimento al primo volume del Manuale di Kyudo elaborato dalla All Nippon Kyudo Federation, ove si trovano anche indicazioni pratiche relative alle posizioni e ai movimenti di base che praticheremo oggi.

Pasquale Faccia

Secondo EKF Shogo Benkyokai – 21 e 22 settembre 2013

Lo Yawatashi di apertura: Ite Felix F. Hoff sensei (Kyoshi, 6° dan), assistito da Laurence Oriou sensei (Kyoshi, 6° dan) e da Claude Luzet sensei (Kyoshi, 6° dan)

La seconda edizione del seminario ufficiale degli Shogo (titolati) della European Kyudo Federation si è svolta nel Waseikan Kyudojo.

Cinque gli Shogo italiani (i quattro del dojo ospitante e Santo Elici, del Giardino di Rocce di Palermo), a cui si sono aggiunti cinque francesi e due tedeschi.

Felix F. Hoff sensei, Kyoshi, 6° dan, della federazione tedesca ha presieduto al seminario, affiancato dalla francese Laurence Oriou sensei, Kyoshi, 6° dan.

Sono state due giornate assai intense, con correzioni particolareggiate sul tiro dei partecipanti e una gran quantità di indicazioni concernenti i diversi aspetti del Kyudo, dalle tecniche di riscaldamento prima della lezione alle analisi del corretto tiro dal punto di vista anatomico, dall’attitudine da applicare nei tiri cerimoniali all’affinamento delle posizioni e dei movimenti di base.

C’è un punto che mi preme sottolineare. Questo Benkyokai, guidato da un esperto arciere di stile Shamen, nella fattispecie Heki Ryu Insai Ha, ha dimostrato che è possibile praticare insieme il Kyudo indipendentemente dallo stile e dall’orientamento di ciascuno, semplicemente aderendo alla Forma fondamentale (Kihontai) promulgata dalla International Kyudo Federation, che non annulla né tantomeno minaccia le peculiarità dello stile di appartenenza, ma semplicemente permette, come in questo caso, una pratica comune.

Ciò ha permesso di realizzare un seminario caratterizzato da una grande armonia, in cui Felix F. Hoff sensei e Laurence Oriou sensei hanno collaborato con l’obiettivo di elevare la qualità del Kyudo espresso dagli Shogo europei. Considero questa esperienza significativa come un solido punto di riferimento anche per il Kyudo italiano.

Infine, desidero ringraziare tutti i membri dell’Accademia Romana Placido Procesi e il suo Preside per l’intenso lavoro di organizzazione di questo evento europeo, che ha ricevuto l’apprezzamento di tutti i partecipanti. Con il pieno successo di questa edizione del Benkyokai per Shogo europei l’Accademia Procesi ha dato lustro a tutta la comunità del Kyudo italiano.

Pasquale Faccia

 

English Version

2nd EKF Shogo Benkyokai – September 21st-22nd, 2013

The second official Benkyokai of the European Kyudo Federation’s Shogos took place at the Waseikan Kyudojo. The event was attended by five Italian Shogos (four from the home dojo plus Santo Elici, from “Il Giardino di Rocce”, Palermo, Sicily), joined by five French and two German Shogos.

Felix F. Hoff sensei, Kyoshi, 6th dan, from the German federation, was in charge of the seminar, assisted by the French Laurence Oriou sensei, Kyoshi, 6th dan.

They were two very busy days, with detailed corrections and lots of directions concerning Kyudo’s various aspects, from the warm-up techniques before lesson and the right attitude in ceremonial shots, to the analysis of the correct shot from an anatomical viewpoint and the improvement of basic postures and movements.

There is a point I would like to emphasize. This Benkyokai, led by an accomplished Shamen-style archer, in the matter in question Heki Ryu Insai Ha, has shown the feasibility of practicing Kyudo together regardless of the different styles and orientation, simply by complying with the International Kyudo Federation’s Fundamental Form (Kihontai). The latter does not invalidate, least of all threaten, the distinctive features of the style one belongs to; on the contrary it allows, as in the case in hand, to practice jointly. This made possible to carry out a seminar marked by great harmony, where Felix F. Hoff sensei and Laurence Oriou sensei worked together with the aim of improving the quality level of the Kyudo expressed by the European Shogos. I look upon this meaningful experience as a firm landmark for the Italian Kyudo as well.

Finally, I wish to thank all the members of the Accademia Romana Placido Procesi and its President for their concentrated effort in organizing this European event, which was appreciated by all the attending people. With the full success of this Benkyokai edition for European Shogos, the Accademia Romana Placido Procesi brought prestige to the entire Italian Kyudo’s community.

Pasquale Faccia

Lo Yawatashi di apertura: Ite Felix F. Hoff sensei (Kyoshi, 6° dan), assistito da Laurence Oriou sensei (Kyoshi, 6° dan) e da Claude Luzet sensei (Kyoshi, 6° dan)

Lo Yawatashi di apertura: Ite Felix F. Hoff sensei (Kyoshi, 6° dan), assistito da Laurence Oriou sensei (Kyoshi, 6° dan) e da Claude Luzet sensei (Kyoshi, 6° dan)

 

Felix F. Hoff sensei, assistito da Laurence Oriou sensei durante lo Yawatashi

Felix F. Hoff sensei, assistito da Laurence Oriou sensei durante lo Yawatashi

Dai Ni Kaizoe, il secondo assistente, Claude Luzet sensei

Dai Ni Kaizoe, il secondo assistente, Claude Luzet sensei

I due sensei osservano i tiri iniziali

I due sensei osservano i tiri iniziali

Un momento dello studio in gruppi

Un momento dello studio in gruppi

Foto di gruppo

Foto di gruppo

Relazione del seminario di Ono Tadashi Sensei

Seminario Ono Tadashi 2013
Pubblichiamo la relazione del seminario di Ono Tadashi sensei tenutosi dal 30 maggio al 2 giugno 2013, redatta da Santo Elici, che ringraziamo.
 
E’ ormai un evento tradizionalmente consolidato nel tempo lo svolgimento del consueto seminario diretto da Ono Tadashi Sensei nelle giornate del 30 e 31 maggio e del 1° e 2 giugno 2013, che anche quest’anno si è tenuto a Bitetto (BA). Insieme al Maestro era presente la moglie Signora Atsuko.
Il seminario era aperto a tutti i kyudoka italiani sia di stile shomen che shamen, ed ha visto la partecipazione di nove Kyudojin, fra cui una rappresentanza dell’Accademia Romana Placido Procesi di Roma.
Interessante come sempre  il programma del Seminario, con particolare riferimento al Kihontai ed al Taihai. Tutti i partecipanti hanno eseguito almeno una volta Yawatashi. Interessante e meticoloso il lavoro di studio nelle varie sessioni incentrate sui diversi aspetti dello studio del Kyudo quali: la tecnica di tiro sia di fronte al mato che con l’ausilio del makiwara (cilindro da allenamento in paglia) e lo studio del tiro cerimoniale nelle sue varie forme (Mochimato sharei, Yawatashi sharei, Hitotsumato sharei). Inoltre, è stato dedicato ampio spazio al perfezionamento del ruolo dei due Kaizoe (assistenti) nella cerimonia dello Yawatashi.
Il seminario si è svolto nello splendido dojo a cinque mato del Ku Shin Kai, che quest’anno ha presentato una nuova e gradita sorpresa: metà dello yamichi in erba, infatti, era occupato da un affascinante giardino secco i cui solchi tracciati nella ghiaia, che rappresentano le onde del mare, e i cui cerchi concentrici di rara precisione e fattura, rilassando lo sguardo e calmando lo spirito predispongono al meglio verso lo Studio del Kyudo.
Durante il Seminario l’ambientazione è stata più volte modificata in maniera naturale, riservando ancora una volta una sorpresa nella sorpresa. Coloro che hanno espresso il desiderio di poter vedere la realizzazione delle ulteriori modifiche, hanno avuto la possibilità di ammirare lo stile e la grazia realizzativa del responsabile del Dojo, Squicciarini Leonardo, al lavoro.
Come sempre curato lo splendido parco in stile giapponese nel cui interno è inserito il Dojo, con vari laghetti e dai cui ponti sospesi sugli stessi è possibile ammirare degli splendidi esemplari di carpe giapponesi (koi) di anni in anno sempre più grandi e sempre più paciose.
Impeccabile tutta l’organizzazione e l’ospitalità curata dal dojo ospitante, il Ku Shin Kai di Bitetto – BA nella persona di Squicciarini Leonardo.
Si ringraziano gli intervenuti per il piacere offerto a tutti i partecipanti al seminario riferita alla possibilità di potere studiare e praticare il Kyudo insieme.
Un ringraziamento particolare e doveroso va riferito a Ono Tadashi Sensei, che come sempre non si è risparmiato nel suo costante impegno di insegnante, e che con metodo e competenza ha offerto copiosamente a tutti continui spunti di studio e ricerca.
Elici Santo.

Tre Shogo italiani sulla copertina della rivista ANKF

nagoya 2013

Sulla copertina del numero di aprile della rivista ufficiale della All Nippon Kyudo Federation compaiono ben tre Shogo italiani.  Si tratta di Ercolani Mauro (Renshi V dan, al centro), Luca Lucchesi (Renshi VI dan, in basso a destra) e Pasquale Faccia (Renshi VI dan, in basso a sinistra).

Le immagini risalgono al seminario per gli Shogo svoltosi a Nagoya, in Giappone, dal 5 all’11 febbraio 2013. A tale evento, all’interno della rivista, è riservato un ampio articolo con numerose altre foto.

Le sette pieghe dell’hakama

Il Fondatore e gli uchideshi (allievi interni) dell’Hombu dojo: Yutaka Kurita, Kenji Shimizu, Mitsugi Saotome, Mitsunari Kanai, Akira Tohei, Kisshomaru Ueshiba, Shuji Maruyama, e Nobuyuki Watanabe (1964)

Tradizionalmente alle pieghe dell’hakama vengono attribuiti sette precetti, che trovano origini dalle sette virtù confuciane, e che sono propri della Via del guerriero: il bushido.

Grande influenza ha avuto il pensiero del Confucianesimo sulla cultura tradizionale giapponese.
“Esse simbolizzano le sette virtù del budo — disse il fondatore dell’Aikido O Sensei Ueshiba Morihei — troviamo tutte queste qualità nel samurai del passato. L’hakama ci induce a riflettere sulla natura del vero bushido. Indossarla simbolizza le tradizioni che ci sono state tramandate di generazione in generazione. L’Aikido è nato dallo spirito bushido del Giappone, e nel praticarlo dobbiamo cercare di rifletterne le sette virtù tradizionali”.
(tratto da uno scritto di Mitsugi Saotome reperito su Aikido Italia Network).

 

Il seguente articolo è tratto dal libro “I principi dell’Aikido” di Mitsugi Saotome e narra come O’Sensei non ammettesse neppure l’idea che l’Aikido si potesse praticare senza hakama.  Oggi praticare senza hakama non solo non va più contro il Reishiki, ma l’Aikikai Foundation e le organizzazioni collegate proibiscono l’uso dell’hakama agli allievi di grado inferiore allo shodan. Come dice Saotome nello scritto che segue, “Il suo significato [dell'hakama, NdR] è degenerato da simbolo di virtù tradizionali a quello di status symbol dello yudansha”

di MITSUGI SAOTOME

Quando ero uchideshi (allievo interno al Dojo) con O Sensei, ognuno di noi doveva indossare l’hakama per la pratica fin dal primo istante in cui ci si presentava sul tatami.
Non esistevano regole circa il tipo di hakama da indossare, per cui il dojo era un luogo piuttosto variopinto. Si vedevano hakama di ogni genere, di tutti i colori e qualità, dall’hakama da kendo all’hakama a strisce usato nella danza giapponese, dai costosi hakama di seta chiamati sendai-hira. Scommetto che qualche principiante le abbia buscate per aver preso in prestito il prezioso hakama del nonno, destinato ad essere indossato solo nelle grandi occasioni, per poi logorarne le ginocchia praticando il suwariwaza (tecniche in ginocchio).
Ricordo come fosse oggi il giorno in cui dimenticai la mia hakama. Stavo per presentarmi sul tatami per fare pratica indossando solo il mio dogi, quando O Sensei mi fermò.
“Dov’è il tuo hakama?” mi domandò severo. “Credi forse di poter fare lezione con il tuo istruttore indossando solo la biancheria intima? Non hai il senso della decenza? Evidentemente ti mancano l’attitudine e l’etichetta necessarie per uno che intende seguire il budo. Vai a sederti e sta a guardare gli altri!”
Questo fu solo il primo dei numerosi rimproveri che ricevetti da O Sensei. Tuttavia, la mia ignoranza in quell’occasione stimolò O Sensei a tenere una lezione supplementare ai suoi uchi-deshi, al termine di quella regolare sul significato dell’hakama. Egli ci spiegò che l’hakama era il costume tradizionale degli studenti di Kobudo e ci chiese se conoscevamo la ragione delle sette pieghe dell’hakama.
Esse simbolizzano le sette virtù del budo — disse O Sensei — che sono: jin (benevolenza), gi (onore o giustizia), rei (cortesia ed etichetta), chi (saggezza, intelligenza), shin (sincerità), chu (lealtà), e koh (pietà). Troviamo tutte queste qualità nel samurai del passato. L’hakama ci induce a riflettere sulla natura del vero bushido. Indossarlo simbolizza le tradizioni che ci sono state tramandate di generazione in generazione. L’Aikido è nato dallo spirito bushido del Giappone, e nel praticarlo dobbiamo cercare di rifletterne le sette virtù tradizionali”.
Oggi, molti dojo di Aikido non osservano strettamente la regola di O Sensei circa l’uso dell’hakama. Il suo significato è degenerato da simbolo di virtù tradizionali a quello di status symbol dello yudansha (graduati dan). Ho visitato i dojo di molte nazioni. In molti di quelli in cui soltanto gli yudansha indossano l’hakama, gli yudansha hanno perduto la loro umiltà.
Essi considerano l’ hakama come un premio da esibire, come il simbolo esteriore della loro superiorità. Questo atteggiamento rende l’inchino verso O Sensei, con cui iniziamo e terminiamo ogni lezione, una presa in giro della sua memoria e della sua arte.
Peggio ancora, in alcuni dojo le donne di grado kyu (e solo le donne) sono tenute ad indossare l’hakama, si presume per preservare la loro modestia. Per me questo è un insulto e una discriminazione nei confronti delle donne aikidoka. Ed è altrettanto offensivo per gli aikidoka maschi, in quanto presume da parte loro una ristrettezza mentale che non è ammessa sul tatami dell’Aikido.
Vedere l’hakama trattato con un criterio così meschino mi rattrista. Ad alcuni potrà sembrare una discussione futile, ma io ricordo benissimo l’importanza che O Sensei attribuiva a questo indumento, e nessuno, credo, può mettere in discussione il grande valore delle virtù che esso simboleggia. Nel mio dojo e nelle scuole che vi sono associate incoraggio tutti gli studenti ad indossare l’hakama, indipendentemente dal loro livello o grado. (Non lo richiedo fin quando non abbiano acquisito almeno il primo grado, anche perché negli Stati Uniti è difficile che i principianti abbiano un nonno giapponese dal quale farsi prestare l’hakama).
Sono convinto che indossare l’hakama e conoscerne il significato aiuti gli studenti a sentire lo spirito di O Sensei e mantenerne viva la visione.
Se permetteremo che si affievolisca l’importanza dell’hakama, probabilmente sarà l’inizio della dimenticanza delle cose fondamentali dello spirito dell’Aikido. Se al contrario resteremo fedeli alle intenzioni di O Sensei circa i nostri indumenti da allenamento, anche i nostri spiriti saranno più coerenti con il sogno a cui egli dedicò la propria vita.
Mitsugi Saotome  “I principi dell’Aikido”
Ed. Mediterranee

Le sette pieghe dell’hakama.

Gi: Onestà e giustizia.
Sii scrupolosamento onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Yu: eroico coraggio.
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.
Jin: compassione.
L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. E’ diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune, possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.
Rei: gentile cortesia.
I samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.
Makoto o anche Shin: completa sincerità.
Quando un samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno nè e di “dare la parola” nè di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.
Meiyo: onore.
Vi è un solo giudice dell’onore del samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà, non puoi nasconderti da te stesso.
Chugi: dovere e lealtà.
Per il samurai compiere un’azione o esprimere qualcosa equivale a diventare proprietario. Egli ne assume piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.
Chiaramente quanto sopra deve essere necessariamente contestualizzato e rapportato alla contemporaneità del nostro tempo presente e all’essere umano moderno, che dovrebbe essere sempre alla ricerca di una migliore conoscenza di se stesso al fine di essere sempre più utile al benessere degli altri, un donarsi in modo totale ed incondizionato, seguendo l’ideale più alto del principio della mutua prosperità.
Alcuni passaggi vanno letti con un respiro estremamente ampio ed alcuni concetti espressi necessitano di una conoscenza approfondita del contesto storico in cui gli stessi sono stati espressi.
 
Elici Santo.

5-11 febbraio 2013: “Special Overseas Seminar” ed esami a Nagoya

nagoya2013_1

Accanto ai seminari e alle sessioni di esame in Europa e in America, l’International Kyudo Federation (IKYF) sta attualmente promuovendo la formazione degli Shogo d’oltremare in più stretta aderenza ai principi e alle regole promulgate dalla All Nippon Kyudo Federation.

A tale scopo si sono svolti già due seminari, il primo a Tokyo tra il 30 ottobre e il 2 novembre 2012, e il secondo tra il 5 e l’8 febbraio di quest’anno a Nagoya.

A quest’ultimo seminario, il “Nagoya Special Overseas Seminar” svoltosi nel Nippon Gaishi Sports Plaza Kyudo-jo, il Dojo centrale della Prefettura di Aichi, hanno preso parte tre Shogo italiani membri dell’Accademia Romana Placido Procesi: Luca Lucchesi (Renshi, 6° dan), Pasquale Faccia (Renshi, 6° dan) e Mauro Ercolani (Renshi, 5° dan).

Riteniamo quindi importante presentare in questa sezione una breve relazione dell’evento, per il quale la partecipazione di tre shogo italiani ha sicuramente rappresentato un momento significativo a testimonianza della maturità del kyudo italiano nel contesto internazionale.

In tutto i partecipanti sono stati diciassette, di cui sedici europei e una kyudoka statunitense. Il seminario è stato diretto da Okazaki Hiroshi sensei, Hanshi, 8° dan, e Honda Masakazu sensei, Hanshi, 8° dan.

Il 5 febbraio il seminario è stato aperto dallo Yawatashi di Okazaki sensei, assistito da due kaizoe europei, il primo dei quali italiano. Si è poi svolto Itte Gyosha, la successione dei tiri iniziali in gruppi di quattro o cinque arcieri, a cui sono seguite le considerazioni generali dei due Sensei sullo “stato dell’arte” degli Shogo presenti. La giornata si è chiusa con una serie di tiri individuali corretti dai maestri.

La lezione del 6 febbraio è stata aperta dallo Yawatashi di Honda sensei, anch’esso assistito da due kaizoe europei, seguito da un’ampia conferenza concernente il modo corretto di eseguire l’hanare, considerato tanto sotto il profilo tecnico quanto nella corretta attitudine mentale. Nel pomeriggio è stato effettuato lo studio di Kihontai-Kihondosa, il complesso delle posizioni e dei movimenti che sono, accanto al tiro vero e proprio, un aspetto fondamentale della pratica del Kyudo. Anche in questo giorno la seconda parte del pomeriggio è stata dedicata alle correzioni individuali del tiro da parte dei sensei, i quali hanno voluto continuare a  correggere i presenti per un’altra ora e mezza dopo l’orario previsto di chiusura.

Il 7 febbraio si è passati alla pratica e alla correzione delle forme di tiro cerimoniali, Mochimato-Sharei e Hitotsumato-Sharei, pratica che si è svolta anche nella mattina successiva, permettendo a tutti i partecipanti di effettuare lo Sharei ed essere corretti. Nel pomeriggio si è svolta una lezione sulla manutenzione del materiale, soprattutto relativa allo yumi, alle frecce e al guanto, seguita, come di consueto, dai tiri individuali corretti dai sensei.

L’8 febbraio, dopo lo studio degli Sharei, Okazaki sensei ha tenuto una lezione sulla corretta disposizione mentale per accostarsi a un esame di Kyudo, soffermandosi sui più consueti meccanismi mentali che in genere s’innescano ostacolando il fluire dei movimenti dell’arciere. Il seminario si è chiuso con la serie finale di tiri eseguiti in gruppo dai presenti.

L’elenco degli eventi distribuiti nelle quattro giornate può fornire solo una pallida immagine della ricchezza di spunti e di temi che hanno fatto di questo seminario un avvenimento davvero importante per il kyudo d’oltremare.

Nei giorni 10 e 11 si è svolta nel medesimo Dojo la sessione regolare di esami, a cui hanno partecipato anche gli Shogo europei presenti al seminario. L’11 febbraio Pasquale Faccia ha conseguito il 6° dan, unico promosso tra i 16 europei. Complessivamente la sessione per 6° dan ha avuto 14 promossi su 388 candidati, pari a circa il 3,6 per cento, risultato in linea con le basse percentuali tipiche per i passaggi a gradi avanzati.